CNA
 
LOGIN
 
 
 
   
L'Associazione Info Impresa Perchè Associarsi Sedi Territoriali Contatti
Regionali 2010: le domande delle imprese e le risposte delle candidate PDF Stampa E-mail
La Cna di Roma ha sollevato alcuni quesiti fondamentali per il mondo delle imprese e per l'economia della Regione Lazio.

Leggi lo speciale della Cna sulle Regionali 2010

LE DOMANDE ALLA CANDIDATA DEL CENTRO-SINISTRA, EMMA BONINO

Con lo Small Business Act (SBA) la Commissione europea ha introdotto il principio del “pensa prima in piccolo” riconoscendo alle PMI il ruolo di attori chiave della crescita dell’Unione e dei Paesi membri e stabilendo dieci linee di azione a loro favore. Come pensa che la Regione possa far proprio questo principio e mutare con il quadro di riferimento per le scelte amministrative e politiche in un’ottica prioritaria verso le PMI?

Lo Small Business Act (SBA) è così importante che ho voluto fosse inserito sin dalla premessa nel Manifesto per le Pmi che abbiamo messo a punto in questa campagna elettorale e che abbiamo presentato il 10 marzo. Si tratta di uno strumento in cui ho creduto e per il quale mi sono direttamente impegnata, in particolare nel mio ruolo di Ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche europee nel Governo Prodi II.
Certo, come tutti gli atti che sono frutto di una mediazione tra Stati ed esigenze di un mondo produttivo variegato e spesso in contrapposizione, potevamo ottenere di più.
Ciò detto, rappresenta una vittoria per il nostro Paese, che ha il primato in Europa per numero di PMI, e una occasione da mettere a frutto velocemente ed efficacemente.

La Regione Lazio ha l’occasione per diventare la prima Regione italiana a misura di piccoli e medi imprenditori varando scelte amministrative e politiche coerenti con i principi contenuti nello SBA. In particolare il principio fondante dello SBA , “Think Small First” (pensa prima in piccolo) non dovrà tradursi in un mero riconoscimento al ruolo che le piccole imprese hanno svolto e possono continuare svolgere nell’economia del territorio o non dovrà tradursi in una mera previsione di corsie preferenziali, riserve di fondi o meccanismi semplificati specifici per l’impresa di minore dimensione.
Lo SBA è molto più lungimirante nel momento in cui si pone come sistema di riferimento in modo che le norme, i regolamenti e i programmi siano originariamente concepiti e successivamente attuati nel rispetto delle esigenze e delle caratteristiche specifiche delle PMI.

Mi impegno senz’altro a garantire che il messaggio di attenzione prioritaria verso le PMI contenuto nello SBA non rimanga un esercizio accademico senza ricadute reali e che la Regione avvierà un processo concreto volto a far sì che il nostro territorio sia all’avanguardia in Italia in termini di sensibilità verso il mondo delle PMI.

A seguito della crescente pressione competitiva prima e della crisi economica poi, molte imprese stanno cercando un nuovo percorso di sviluppo che tenga conto del mutato contesto socioeconomico in cui esse operano. Crede nel modello di rete come volano di crescita e come intende sostenere il cammino di aggregazione delle PMI?

La competizione è sempre più pressante e molte imprese stanno da tempo sperimentando nuove modalità di aggregazione che consentano di mantenere le proprie posizioni sul mercato e se possibile migliorarle. L’aggregazione, la cooperazione, l’associazione tra imprese è qualcosa che appartiene al dna della nostra imprenditoria: basti pensare all’esperienza dei distretti industriali che ha caratterizzato tante aree del nostro Paese. Le PMI sono già abituate a lavorare in rete con altre imprese, valorizzando la condivisione di conoscenze, relazioni, interessi ed integrandosi con il capitale sociale, le reti di servizi e il capitale intellettuale del territorio.

Occorre oggi aiutare le imprese a formalizzare le reti nell’ambito delle quali già operano per fare in modo che esse costituiscano un vantaggio competitivo spendibile all’esterno, in particolar modo per quanto riguarda i mercati esteri. In questo, la Regione può e deve svolgere un ruolo importante in collaborazione con le associazioni imprenditoriali, supportando la codificazione dei fabbisogni delle imprese ed accompagnandole con politiche mirate nei percorsi di aggregazione per la riorganizzazione e la costituzione di nuove filiere produttive o sistemi territoriali.

Le Amministrazioni a livello locale hanno compiuto negli ultimi mesi scelte significative in tema di credito valorizzando in particolare l’esperienza dei confidi. Come si pone rispetto alla questione del riordino degli strumenti e delle società regionali nel settore della garanzia e come vede il rapporto tra questi ed il sistema dei confidi nell’ottica di una maggiore efficacia dell’intervento pubblico?

In un tessuto economico come quello della nostra regione, basato in gran parte su imprese piccole e piccolissime, creare le condizioni per un diffuso e migliore accesso al credito rappresenta una scelta fondamentale per garantire le condizioni per la tenuta, oggi, di questo tessuto e per rilanciare gli investimenti e per la competizione domani. Negli ultimi anni sono state compiute scelte importanti da parte della Regione in materia di credito e di questo gliene va dato indubbiamente atto.

In passato c’è però stato un atteggiamento errato nella sua impostazione da parte dell’amministrazione regionale, che ha pensato di poter fare meglio di quanto facesse già il privato creando strutture che invece di operare in un ottica aggiuntiva e sussidiaria si ponevano in contrapposizione e concorrenza rispetto a quanto le imprese avevano già organizzato attraverso le loro associazioni. Le strutture regionali attualmente operative operano in concorrenza e nonostante i fondi pubblici, risultano generalmente meno efficienti ed efficaci nella loro azione rispetto a quanto i confidi siano in grado di fare da soli.

C’è dunque una esigenza alla quale voglio dare risposta, quella di giungere a una chiara e semplice definizione della mission e della operatività delle quattro strutture regionali che attualmente intervengono in materia di credito. L’obiettivo è disporre di una sola struttura che operi in forte sinergia e in una logica di ampliamento rispetto ai confidi che sono e resteranno il punto cardine e focale di accesso al credito per le piccole e medie imprese.
A questo punto anche le amministrazioni dovranno coerentemente specializzarsi, lo Stato sul fronte della controgaranzia, la Regione sugli aspetti della patrimonializzazione di imprese e confidi, le altre amministrazioni creando aggiuntività rispetto ad un meccanismo articolato sui due pilastri principali.

È anche importante procedere nella direzione di un rafforzamento strutturale dei Confidi che renda le garanzie da essi prestate conformi ai requisiti contenuti in “Basilea 2” e consolidare il rapporto sinergico tra i confidi e i soggetti, in particolare Banca Impresa Lazio, che forniscono le garanzie pubbliche regionali.

Le imprese esigono certezza, trasparenza, efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa. E’ un argomento ricorrente in ogni tornata elettorale, ciò nonostante la macchina amministrativa continua ad essere lenta, onerosa, inefficiente e soprattutto le linee di intervento avviate negli ultimi decenni appaiono scoordinate tra loro e prive di una strategia comune. Come intende affrontare il problema?

Se eletta Presidente della Regione intendo varare un intervento di semplificazione di respiro generale che superi l’approccio prevalentemente settoriale, con provvedimenti spesso non coordinati tra loro. Una legge quadro sulla materia deve individuare i nodi strategici su cui intervenire, migliorare la qualità della regolazione, prevedere strumenti di misurazione degli oneri ricadenti sulle imprese, razionalizzare, abrogare e accorpare le norme.

L’azione in materia deve necessariamente tener conto dello spirito insito nell’esperienza dell’Agenzia delle imprese (autocertificazione). Ritengo indispensabile al riguardo il coinvolgimento delle rappresentanze delle PMI e dell’artigianato nella formulazione delle politiche di semplificazione (Tavolo di concertazione, Osservatorio).

Per quanto attiene ai servizi è a mio avviso necessario dare concretezza ed efficienza allo Sportello Unico per le Imprese (suap) presso la Regione e specifica funzione alle società collegate. Senza pensare alla nascita di strutture ma solo razionalizzando le strutture esistenti che funzionino in maniera agile, semplificata e flessibile dedicando le società a specifiche e chiare funzioni.

Quali sono gli elementi che differenziano il Suo programma da quello dell’altro candidato, e perché ritiene che gli imprenditori dovrebbero sostenere la Sua candidatura?

L’aspetto qualificante del mio programma è un progetto complessivo di modernizzazione e internazionalizzazione del sistema produttivo laziale. Noi daremo più sostegno ai distretti, ai consorzi e alle aree industriali, privilegiando quelli ad alto tasso innovativo. In particolare, investiremo su un robusto programma incentrato sulla green economy, anche ottimizzando le risorse europee a disposizione: una sfida complessiva, poiché quando si usa l’espressione “economia verde” sono immediatamente coinvolti moltissimi settori diversi tra loro, tutti vitali.

Penso innanzitutto a quello energetico, naturalmente, ma anche all’edilizia, che si può rimettere in moto senza consumare nuovo territorio, puntando sull’efficienza energetica e sul miglioramento delle aree disagiate con progetti ecosostenibili.
Ma in campo ci sono anche le università, la competenza dei nostri ricercatori, le centinaia di imprese che vogliono scommettere sulle tecnologie ambientali e, infine, tutta la forza lavoro da impiegare nella tutela del territorio.

Ritengo che quello della salvaguardia dell’ambiente oggi non sia solo un dovere etico, ma anche la più grande occasione di competitività, soprattutto per una Regione forte nella ricerca come il Lazio. Francamente non vedo motivo per il quale i piccoli e medi imprenditori non si debbano ritrovare in tale programma.

 

LE DOMANDE ALLA CANDIDATA DEL CENTRO-DESTRA, RENATA POLVERINI

Con lo Small Business Act (SBA) la Commissione europea ha introdotto il principio del “pensa prima in piccolo” riconoscendo alle PMI il ruolo di attori chiave della crescita dell’Unione e dei Paesi membri e stabilendo dieci linee di azione a loro favore. Come pensa che in concreto la Regione possa far proprio questo principio e mutare il quadro riferimento per le scelte amministrative e politiche in un’ottica prioritaria verso le PMI?

Sono convinta che lo Small Business Act deve essere considerato principio fondamentale dei provvedimenti che la Giunta regionale adotterà nell’ambito dei programmi a favore delle Pmi.   E’ indispensabile, in questa fase di difficoltà dell’economia, favorire le condizioni per garantire la competitività e il rilancio delle micro e piccole imprese della nostra regione.  In questo senso il primo obiettivo è quello di superare le carenze infrastrutturali che spesso costituiscono il più grave freno allo sviluppo. Per questo ci impegneremo ad accelerare i tempi di completamento di alcune opere strategiche progettate da tempo ma non ancora realizzate.

A seguito della crescente pressione competitiva prima e della crisi economica poi, molte imprese stanno cercando un nuovo percorso di sviluppo che tenga conto del mutato contesto socioeconomico in cui esse operano. Crede nel modello di rete come volano di crescita e come intende sostenere il cammino di aggregazione delle PMI?

La Regione Lazio ha 3 distretti industriali, 7 sistemi produttivi locali e 3 distretti tecnologici. Ci impegneremo a delineare un modello di governance che sia realmente funzionale alla loro valorizzazione. Al fine di aumentare la massa critica del tessuto produttivo regionale, oltre agli incentivi per le fusioni e le concentrazioni di imprese, individueremo misure specifiche per sviluppare i contratti di rete attraverso i quali due o più imprese, anche geograficamente distanti, si obbligano ad esercitare in comune attività economiche che rientrano nei rispettivi oggetti sociali. E’ fondamentale, inoltre, che la Regione valorizzi al massimo il potenziale delle sue imprese più innovative, anche mettendo in rete in modo proficuo queste aziende con il mondo universitario e della ricerca.  La ricaduta positiva più importante di questo ‘sistema della conoscenza’ è il trasferimento tecnologico, solitamente appannaggio delle grandi imprese, anche verso le Pmi.

Le Amministrazioni a livello locale hanno compiuto negli ultimi mesi scelte significative in tema di credito valorizzando in particolare l’esperienza dei confidi. Come si pone rispetto alla questione del riordino degli strumenti e delle società regionali nel settore della garanzia e come vede il rapporto tra questi ed il sistema dei confidi nell’ottica di una maggiore efficacia dell’intervento pubblico?

Le procedure dell’azione amministrativa fin qui adottate dalla Regione lasciano fuori migliaia di Pmi dall'accesso al credito perchè, dopo la crisi che ha investito il sistema finanziario internazionale, si è registrato un eccesso di cautela nella ponderazione dei rischi. La nostra proposta è dunque di costituire un fondo dedicato a questa fascia di imprese, gestita direttamente da Bil in accordo con le altre banche, in cui le istruttorie vengano realizzate direttamente dalla banca regionale. Ribadisco la necessità di costituire un fondo di garanzia per le imprese direttamente gestito dalla Regione e non preventivamente filtrato dal sistema bancario. Il modello di intervento seguito finora prevede che Bil e la banca finanziatrice convenzionata concordino un plafond di nuovi finanziamenti da erogare entro un limitato periodo di tempo. La banca convenzionata promuove l'iniziativa presso le imprese, che presentano la domanda agli sportelli della banca finanziatrice. In caso di delibera positiva di credito da parte della banca finanziatrice e di Bil, il finanziamento viene erogato e Bil copre la banca dalle perdite derivanti da insolvenza dell'impresa.

Le imprese esigono certezza, trasparenza, efficacia ed efficienze dell’azione amministrativa. E’ un argomento ricorrente in ogni tornata elettorale, ciò nonostante la macchina amministrativa continua ad essere lenta, onerosa, inefficiente e soprattutto le linee di intervento avviate negli ultimi decenni appaiono scoordinate tra loro e prive di una strategia comune. Come intende affrontare il problema?

La Regione dovrà puntare a realizzare quanto prima tutti i programmi di digitalizzazione  e innovazione della Pubblica amministrazione.
Sul modello di altre realtà regionali è possibile immaginare una intranet che metta in rete tutte le Istituzioni del territorio e le associazioni di categoria più rappresentative, al fine di massimizzare lo scambio di informazioni, documenti, modulistica, e di potenziare l’offerta di servizi on line per le imprese. Per evitare duplicazioni e sovrapposizioni di competenze, costi e incarichi, ci impegneremo a una valutazione complessiva del sistema delle società partecipate dalla Regione, con l’obiettivo di riorganizzare gli assetti societari. Per questo è indispensabile adottare procedure che consentano alle imprese fornitrici della Regione di avere certezza e trasparenza dei tempi di pagamento, nel rispetto delle raccomandazioni comunitarie.

Quali sono gli elementi che differenziano il Suo programma da quello dell’altro candidato, e perché ritiene che i piccoli e medi imprenditori dovrebbero sostenere la Sua candidatura?

Preferisco rispondere unicamente per il mio programma. Posso dire che ci impegneremo a semplificare le norme e le procedure amministrative a carico delle piccole e medie imprese potenziando gli uffici che si occupano della misurazione dell’impatto della normativa sui cittadini e sulle aziende. Studieremo soluzioni per incentivare la crescita dimensionale delle imprese e per individuare percorsi condivisi in grado di integrare le capacità innovative e organizzative delle aziende. Tutto questo puntando a una nuova politica fiscale: l’idea è che si possa procedere dalla fine del 2012 a una graduale diminuzione dell’Irap: entro quella data, infatti, si prevede che la riforma organizzativa della sanità abbia risolto i problemi di squilibrio finanziario regionale e posto le premesse per una progressiva restituzione dell’Irap riferita agli ulteriori risparmi sulla bolletta finanziaria. In questo senso potrebbe essere introdotto un automatismo di legge in grado di assicurare che ad ogni riduzione della spesa sanitaria corrisponda una proporzionale riduzione dell’aliquota.

 
< Prec.   Pros. >
 
CNA Area Metropolitana di Roma - Via Ostiense, 131/L - 00154 - Roma 5° Piano, Corpo C - Tel. 06/570151 (20 linee a.r.) - Fax. 06/57015222