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La Cna di Roma sul Piano Casa PDF Stampa E-mail
Accelerare l'iter per l'approvazione dell'intervento.

Il  Piano Casa del Comune di Roma potrà contribuire a dare una risposta al forte fabbisogno abitativo che caratterizza la Capitale, ed essere allo stesso tempo uno strumento di rilancio per il settore delle costruzioni, attualmente in forte crisi per la contrazione dei consumi.

L’intervento è quanto mai opportuno, come confermano i dati forniti dal CRESME secondo cui la domanda di edilizia residenziale a Roma è superiore ai 46.000 alloggi.
Il Piano prevede la realizzazione di 25.700 alloggi da realizzare parte con l’housing sociale e parte da destinare ad Edilizia Residenziale Pubblica (ERP).

Riteniamo che la discussione debba essere conclusa nel più breve tempo possibile arrivando ad una approvazione che avvierà un iter di per sé notoriamente lungo.
Dopo l’approvazione del Piano Casa il Comune dovrà predisporre gli atti che individuano le aree su cui realizzare gli alloggi, passaggio obbligato perché si arrivi all’effettivo utilizzo dei fondi. Tali passaggi dovranno essere realizzati nel più breve tempo possibile, per evitare il rischio che passino anni senza che nulla si muova nella nostra città.

E’ importante che nell’individuazione delle aree si persegua l’obiettivo di realizzare contesti urbani caratterizzati da funzioni omogenee e tra loro connesse. I siti destinati alle attività produttive devono rappresentare una ricchezza per le aree interessate.

La CNA esprime preoccupazione per l’eccessivo ricorso al cambio di destinazione d’uso di aree attualmente destinate ad uso non residenziale (artigiani e pmi). A Roma mancano gli spazi per le attività produttive e si stima una domanda di 800 mila metri quadri da parte delle piccole e medie imprese romane, tanto che da una recente indagine condotta per la CNA su 2.000 imprese artigiane risulta che il 10% è interessato a trovare maggiore spazio per la propria attività.

La questione di imprese che hanno la necessità di ricollocare la propria attività va affrontata con serietà e può rappresentare una occasione di riqualificazione di intere aree di Roma. Basti pensare a quei contesti urbani caratterizzati da funzioni eterogenee, non connesse tra loro, per cui la presenza di capannoni produttivi non è più compatibile con le norme che ne disciplinano l’attività.

In questi casi si devono destinare ad altro uso i capannoni e recuperare a forme di utilizzo più appropriate le aree che essi occupano. Allo stesso tempo i nuovi siti produttivi devono essere una ricchezza per gli ambiti urbani nei quali vanno ad inserirsi e devono essere adeguatamente serviti da infrastrutture e servizi per lo sviluppo.

Roma, 26 febbraio, 2010

Ufficio Stampa Cna Roma

 
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