LEGNAMI DI PRODUZIONE ITALIANA O IMPORTATI DA PAESI EUROPEI


specie legnosa: CERRO

nome latino: 

Quercus cerris L.

denominazioni locali: Roul, Galera, Ischia, Gettina.
denominazione negli altri paesi europei: francese: Chene chevelu. Inglese: Turskish Oak. Tedesco: Zerreiche. Spagnolo: Marojo.
areale di vegetazione naturale:

 in Italia zone di pianura e di bassa e media montagna a Sud della pianura padana e in Sicilia. In Europa il centro del suo areale è nei Balcani, estendendosi poi anche in Anatolia.

CARATTERISTICHE DEI FUSTI

L’albero può raggiungere l’altezza di oltre 30 m con diametro a petto d’uomo di 1,50 m: normalmente però si considerano maturi i fusti di 50-60 cm di diametro. Il portamento non è sempre molto regolare: la chioma formata da una impalcatura di grossi rami è inserita piuttosto in basso. Frequenti forti tensioni interne.

ASPETTO E CARATTERISTICHE DEL LEGNO

L’alburno giallognolo è nettamente differenziato dal durame bruno, talvolta con sfumature rosee e violacee: i raggi midollari sono molto evidenti determinando sulle superfici radiali lucide specchiature.

peso specifico: da piante adulte d’alto fusto allo stato fresco: mediamente 1050 kg/m3; dopo normale stagionatura: 850 kg/m3. Per il legno dei polloni cedui si hanno valori più bassi.
struttura istologica: tessitura grossolana, fibratura per lo più diritta salvo che in vicinanza delle inserzioni dei grossi rami.
ritiro: elevato
caratteristiche meccaniche: resistenza a compressione assiale mediamente 57N/mm2, a flessione 110N/mm2, durezza media; il comportamento all’urto è buono.
modulo di elasticità: 12.000N/mm2.
difetti strutturali ed alterazioni più   frequenti: tensioni interne, grossi nodi, irregolarità degli anelli di incremento, curvatura o comunque forma poco regolare dei tronchi.
durabilità scarsa non soltanto per l’alburno, ma anche per il durame: è questa la caratteristica negativa che fa considerare il legno di Cerro di qualità molto inferiore a quello del legno delle altre Querce.

PEZZATURA NORMALE DEL MATERIALE COMMERCIATO

Non vi sono delle norme vincolanti: si cerca di ricavare dai fusti pezzi quanto più lunghi e regolari possibili: di larga massima, a meno di specifiche ordinazioni, non si supera la lunghezza di 6 m. Il tavolame deve avere larghezza maggiore di 15 cm; come massimo raramente si superano i 60 cm.

LAVORABILITA

La segagione, la piallatura e la fresatura si effettuano senza particolari difficoltà e portano a buoni risultati. All’atto della segagione spesso le tavole si aprono a V alle estremità per effetto delle forti tensioni interne.L’essiccazione è molto lenta e deve essere condotta con prudenza per evitare fenomeni di collasso, fenditure e l’aggravamento degli spacchi a V dei quali si è fatto cenno sopra.

La sfogliatura e la tranciatura non sono difficili purchè non si vogliano ottenere fogli molto sottili .

Per le unioni con chiodi o viti è consigliabile la preventiva perforazione delle sedi, una volta eseguite la tenuta è ottima.

La tinteggiatura e la verniciatura si compiono agevolmente e danno discreti risultati: richiedono però un elevato consumo di turapori.

IMPIEGHI PRINCIPALI

Strutture costruttive di vario tipo, falegnameria pesante, traversine ferroviarie (che devono essere sottoposte a trattamenti di preservazione), dogame, attrezzi agricoli, grossi imballaggi, compensati.

 

NOTA.Il legname di Cerro consumato in Italia è per la sua quasi totalità di produzione nazionale: soltanto minimi quantitativi vengono occasionalmente importati dall’Ungheria e dalla ex Jugoslavia.