Home ›› Studi & Ricerche ›› Studi e Ricerche CNA ›› A Roma l’edilizia è piccola ed è in crisi
Crisi economica, stretta del settore immobiliare e perdita del potere d'acquisto delle famiglie
Tre fattori che, insieme, stanno penalizzando in modo importante il settore delle costruzioni a Roma, composto per la maggior parte da piccoli imprenditori. I dati Isae della fiducia nel settore dell’edilizia hanno registrato un calo a dicembre 2008, per il terzo mese consecutivo: si deteriorano anche i giudizi sull’attività di costruzione e peggiorano le prospettive su piani di costruzione, prezzi e occupazione.
Una situazione che mette a rischio l’attività di buona parte degli oltre 28 mila imprenditori delle costruzioni presenti a Roma, con gravi ripercussioni sull’occupazione, già peraltro in flessione e sull’intera economia capitolina. Non è un danno da poco se si pensa che il settore delle costruzioni nella Capitale è organizzato per oltre il 73% in società di persone e nella maggioranza di casi in ditte individuali.
Nel comparto lavorano oltre 70 mila addetti, per il 75% in imprese con meno di 20 dipendenti. Sono più di 40 mila le aziende con massimo 9 dipendenti. L’attuale crisi economica, la stretta del settore immobiliare, nonché la crisi del potere d'acquisto delle famiglie e la conseguente incapacità economica di acquistare e ristrutturare si sta ribaltando sullo stesso settore che, dopo il boom degli ultimi anni, rischia così una forte frenata.
Tra le conseguenze immediatamente percepibili della crisi del comparto, l'aumento del numero degli imprenditori che dichiara di trovare ostacoli alla propria attività produttiva, soprattutto a causa dell'insufficienza della domanda. E anche dal fronte degli investimenti antirecessivi più tradizionali come gli investimenti pubblici in infrastrutture non vengono buone notizie: gli importi dei singoli appalti sono sempre più elevati, mentre cala il volume totale dell’investimento pubblico e non cresce la redditività relativa del singolo investimento.
Questo quadro poco incoraggiante facilita il sorgere del lavoro nero e abusivismo: imbianchini, muratori e altre figurano che operano nell’illegalità, con prezzi al ribasso al di fuori delle regole della concorrenza. Da qui la necessità di adottare misure che consentono, innanzitutto, di eliminare gli ostacoli alla ripresa dello sviluppo delle imprese edili, tenendo conto del peso preponderante di imprese artigiane e pmi nel settore. E' prioritario, poi, rilanciare il mercato delle opere ordinarie e il ruolo delle pmi, il cui spazio è stato sensibilmente limitato nel nostro territorio, anche a seguito di un esasperato accorpamento degli appalti.



